Danilo Moi
Frequently asked questions
Autunno 2008
Frequently asked questions
Perchè esiste l'Essere? (E non il nulla)
Non lo so.
Da dove questa creazione sia sorta,
se lui l'ha fondata oppure no:
lui che la sorveglia nel più alto dei cieli,
lui solo lo sa, o forse non lo sa.
(Inni del Rig Veda “Inno della Creazione” (Rig Veda X.129))

Dio esiste?
Esistere significa essere limitati nel tempo e nello spazio.
La limitatezza non è predicabile di ciò che chiamiamo Dio, che ( così si dice) è infinito ed eterno, ergo: non-esistente.
Comunque: entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem.
Questo vale anche per Dio.

Essere e Dio sono la stessa cosa?
No, ma un panteista potrebbe risponderti diversamente.
Identificare Essere e Dio è un buon modo per sbarazzarsi di Dio.

Dio è oltre l'Essere?
Si,  ma essere oltre l'Essere non equivale forse a non esistere?

Cosa c'è quindi oltre l'Essere?
Sempre l'Essere, accresciuto.

Non c'è quindi "spazio" per Dio.
Volendo vederla così...

L'Essere è assolutamente coerente?
Sembra proprio di si, sembra.

Se l'Essere è ordinato qualcuno gli avrà pur dato un ordine!
Io sarei propenso a pensare al contrario: esiste un qualcuno perchè esiste un ordine, una necessità, e non vicerversa.

Cos'è quest'ordine?
Il riflesso dell'Essere alla nostra coscienza.

Questo ordine è quindi esclusivamente soggettivo?
No: cognitum est in cognoscente secundum modum cognoscentis.
Deve esistere (realmente) un concepito affinchè il conoscente possa concepire, ma il concepito non può essere concepito se non attraverso la natura, la struttura e le modalità di chi lo conosce.

E' quindi necessaria una coscienza nel quale quest'ordine possa specchiarsi, ma occorre un ordine affinchè questa coscienza possa determinarsi... non incappiamo forse un circolo vizioso?
Si, incappiamo in un circolo vizioso.

Quindi c'è un errore nel ragionamento!
Non è detto.

L'Essere ha un fine?
Ogni esistente ha un fine determinato dalla sua stessa natura.
Ma non confondere fine con scopo.

L'Essere non ha quindi nessuno scopo?
No.

Come fai ad esserne certo?
Lo scopo è certamente umano, o comunque proprio di un essere cosciente.

E qual'è il suo fine?
L'Essere medesimo.

Abbiamo una possibilità di capire il perchè dell'Essere?
No.
Per comprendere qualcosa nella sua interezza dobbiamo vederlo da fuori, ed esserne quindi al di fuori.
Essere al di fuori dell'Essere significa non esistere, o (vedendola in maniera estrema) essere ancora...e quindi non esserne fuori.
Un esistente non può , quasi per definizione, comprendere l'Essere nella sua totalità.

Perchè allora continuamo a porci un problema che sappiamo irrisolvibile?
Attraverso l'intuizione è possibile concepire qualcosa senza comprenderlo del tutto, se non possiamo quindi comprendere il perchè dell'Essere non è detto che non possiamo intuirlo.
Resta poi un altro dato di fatto: il segmento, finito, è immagine perfetta della retta, infinita.
Il finito può quindi ridurre l'infinito.

Di cosa possiamo avere una certezza?
Di Essere.

Esisteremo per sempre?
No.
Ma volendo essere epicurei si potrebbe anche affermare il contrario.

Come fai ad esserne certo?
Mi sembra altamente probabile.

Non abbiamo quindi un'anima?
Si. La nostra coscienza.

Ma l'anima non è forse eterna e immortale?
No. La nostra coscienza non è eterna...chi ti ha detto queste fesserie?

L'anima (o la coscienza) è qualcosa di diverso dalla materialità?
Senza la materialità non può esistere una coscienza.
Ogni coscienza è l'esito di un' unica ed irripetibile linea percorsa da un soggetto biologico in seno al suo spazio-tempo.
Non esiste semplicemente una coscienza che guarda il mondo, esiste un mondo dal quale emerge una coscienza che guarda e può guardare solo e soltanto il mondo che la ha determinata, che la determina e la determinerà.
La coscienza e il mondo nel quale essa si determina sono inscindibili; sono quasi sinonimi.
Questo implica, subordinatamente, la banale constatazione che ognuno di noi non può che essere ciò che è.
Ego sum cui sum.

Sarà banale ma è una prospettiva terrificante. Non diventiamo così irrimediabilmente prigionieri della nostra stessa esperienza?
La verità può essere sia banale che terrificante, ciò che mi preoccupa maggiormente è comunque il primo aspetto.
Per tornare al problema: quella linea spazio-temporale non è chiusa, è aperta e perennemente indefinita.
La nostra coscienza è anzitutto possibilità del cambiare, dell'alterare, dell'incanalare verso nuovi sviluppi quella linea.
Detta con un paradosso: con l'esistenza della vita e della coscienza le mele hanno una chanche di risalire sugli alberi.

Questa unicità e irripetibilità non è forse affine al mito dell'eterno ritorno dell'uguale?
Si,  semplicemente non c'è un ritorno o, meglio, l'infinità mostruosità di quella reiterazione si ghiaccia nell'unità.
Oppure: l'eterno ritorno è un'espressione di questa idea, di questo sentore, di unicità ed irripetibilità moltiplicata all'infinito.
L' evidenza empirica dell'ente finito tenta di saturare l'evidenza (o la credenza) logica dell'Essere infinito e per farlo non ha altro strumento se non il moltiplicarsi infinite volte.

L'Essere è quindi infinito soltanto a livello logico?
Non lo so.
In un gioco filosofico potrei pensare che l'Essere è attualmente finito ma potenzialmente infinito: potrei immaginare che L'Essere incrementa perennemente e continuamente se stesso.

Questo non è forse in contrasto con i principi della termodinamica? Non si presuppone forse la possibilità che nuova materia ed energia si creino di continuo?
L'universo, o pluriverso, in questa visione è un continuo, mostruso ed incontenibile generarsi.
Il nostro spazio locale potrebbe essere solo una piccola bolla in seno ad un inconcepibile  fragoroso e progressivo processo, la finitezza di questa bolla (e quindi la finitezza della sua energia) non necessarimante implicherebbe una finitezza del sistema in cui essa esiste. (potrebbero esistere infinite bolle ed infiniti sistemi di bolle)
Non solo: l'Essere potrebbe non essere identificabile in tutto e per tutto con la materia.

Cos'è quindi la materialità? La materia?
Non lo so.
Potrei dir "energia" ma sarebbe solo un modo per spostare il problema.
Proseguendo il gioco filosofico si potrebbe farneticare che l'energia sia il risultato di una instabilità del nulla.
L'energia sarebbe un esito della tensione mai compiuta e mai definita tra il nulla e il tutto,  il risultato di una primordiale catastrofe ultravioletta.

Come può la materia prender vita?
Non lo so.
Senza dubbio la materia non è qualcosa di inerte, essa è satura potenzialità vitale.
La vita quindi potrebbe essere un esito necessario della natura della materia.

Se l'Essere non è identificabile in toto con la materia esso è anche immateriale?
L'Essere è la consistenza dei rapporti tra le sue (potenzialmente) infinite parti.
Se concepiamo questi rapporti come entità reali, ma non non necessarimente materiali, noteremo che un rapporto, una relazione, sarà a sua volte in relazione con tutti gli altri e ne creerà con questo di nuovi che a loro volta, in un  esponenziale e mai compiuto processo, ne genereranno ancora.

Questa idea è affine alla spiegazione della Trinità di San Tommaso.
Si, la sussitenza dei rapporti tra le tre persone, in Dio, non può che essere reale.
La Trinità, in questo senso, può essere vista come una potente allegoria dell'Essere.

Ma non hai sostenuto che Dio non esiste?
Si. Ho sostenuto che l'esistenza di quella complessa struttura di filosofemi non è riconducibile alla nostra modalità di esistenza.
Il fatto che Dio non esista in se non nega l'idea di Dio, come non nega la possibilità che questa idea  possa evolversi da determinazioni primordiali a determinazioni sempre più complesse.
L'articolarsi di queste determinazioni può avere una valenza primaria nel nostro tentativo di immaginare l'Essere.

La vita e la riproduzione potrebbero essere quindi viste come un ulteriore anelito all'infinito?
Si, ma solo in un un altro gioco filosofico, in una ipotesi poetica.
Nel gioco reale dell'esistenza la vita è  qualcosa di ben più prosaico.

Che rapporto esiste tra Essere e verità? E' vero solo ciò che esiste?
La teoria della corrispondenza ("E' vero solo ciò che esiste") è limitata.
2+2= 4 è vero, ma non esiste alcun due o alcun quattro oltre la nostra astrazione di due e quattro.
La verità trascende l'esistenza.

Quindi Dio potrebbe non esistere ma essere comunque "vero"?
Si, ma solo se ci crediamo.
Perchè continui a chiedermi di Dio?

Che rapporto esiste tra credenza e certezza?
Emotivo: le certezze sono credenze emotivamente vivide.

Le nostre certezze possono essere quindi illusioni?
Ne sono certo.

Potrebbe quindi essere illusoria anche la certezza d'esistere!
No, questa certezza è assoluta.

Come fai ad esserne certo?
Se anche fosse un'illusione avrei comunque la certezza di avere almeno un illusione.
Detta scherzosamente: mi illudo dunque sono.